Prima di trasferirsi in Australia, Giuseppe Valletta ha lavorato tra Londra e Milano in Goldman Sachs e Citi, in un settore dove le settimane da 90 ore non erano un'eccezione. Nell'intervista con Matteo Papi racconta cosa ha imparato su quei ritmi — e su come li gestisce oggi, da padre di due figli e con un'azienda da guidare a Sydney.
Un lunedì medio di 20 ore. A un certo punto, dice Valletta, ha deciso di misurare per un anno intero quante ore lavorava davvero — "perché noi esseri umani tendiamo a dimenticarci delle esperienze negative". Il risultato: il suo lunedì medio durava 20 ore, dalle 8-9 del mattino fino a notte fonda. Un ritmo che, ammette, non è sostenibile a lungo termine, ma che in certe fasi della carriera diventa quasi necessario. Il paragone che fa è con gli sportivi professionisti, o con Warren Buffett — che non "lavora" nel senso tradizionale, ma legge in continuazione: il punto non è contare le ore, ma quanto la testa resta "accesa" su un problema.
Oggi funziona diversamente. Valletta si dà un obiettivo di ore a settimana — dieci al giorno nelle settimane più intense, otto in quelle più leggere — ma con un confine netto: una volta raggiunto il numero, computer ed email restano spenti. Il Covid, lavorando da camera da letto o cucina, aveva reso questo confine quasi impossibile da mantenere; oggi invece un'ora al giorno di attività fisica, a fine giornata, gli serve da "cuscinetto" tra lavoro e famiglia. E c'è un limite fisiologico da rispettare: se si dorme troppo poco, dice, la qualità del lavoro cala — per questo tiene sempre almeno 6-7 ore di sonno, qualunque sia il carico della settimana.